BlogItalia - La directory italiana dei blog Aggregatore di blog http://www.wikio.it mostriciattoli-di-Malus | Mostriciattoli di Malus | Il Cannocchiale blog .

mostriciattoli-di-Malus
dal romanzo Malus di N.L.M.Latteri Scholten
SCIENZA
6 maggio 2012
Archimede, il Metodo meccanico e il mistero
         

Chiediamo venia ai gentili lettori per la lunga assenza, la vita è un tantino più complicata di quanto dovrebbe, inoltre forse dovremmo pianificare un po’ meglio i nostri post. A qualcuno qui è venuto in mente che prima di scendere nei particolari, bisognerebbe spiegare che cos’è il Metodo di Archimede ed in cosa consiste la sua particolarità, altrimenti non si capisce niente.

Chiediamo umilmente venia:

Perché il Metodo meccanico di Archimede è così straordinario? Non è perché ci piace Archimede o per i livelli scientifici che raggiunge in quest’opera. È per l’idea stessa, che in effetti costituisce quasi un unicum in campo scientifico, e che per gli scienziati attuali abituati a una marcata frammentazione del sapere è praticamente impensabile.

Il metodo di Archimede è importante perché è un metodo dimostrativo alternativo alla dimostrazione matematica.

In un tempo in cui la matematica euclidea si stava imponendo su altre matematiche e si andavano definendo l’impianto assiomatico e la dimostrazione scientifica, Archimede inventa un metodo dimostrativo alternativo a quello matematico: raggiunge gli stessi risultati usando la fisica al posto della matematica. È come se uno dei grandi matematici di oggi presentasse al mondo accademico un metodo scientifico per risolvere i più importanti problemi matematici, che non è matematico, bensì  fisico! Ed utilizzasse questo metodo non in alternativa alle dimostrazioni matematiche, ma in aggiunta, quale ulteriore dimostrazione, due vie per raggiungere lo stesso risultato e avere la doppia certezza della correttezza di quest’ultimo. (Come si può vedere siamo ad anni luce di distanza dal relativismo scientifico, che, per chi scrive, rappresenta una chiara fase di declino del pensiero scientifico: la rinuncia ad applicare il rigore della dimostrazione scientifica, dovuta sempre più spesso all’incapacità di gestirla e alla cinica volontà di imporre se stessi all’interno di una scienza sempre più autoreferenziale, che ha paura del pensiero).

Così, per quelli che sono i problemi più importanti o difficili affrontati da Archimede, noi abbiamo spesso due dimostrazioni una matematica e una meccanica cioè fisica, a questo punto si potrebbe pensare “Fantastico siamo a cavallo!” e invece No, le cose si complicano… manca la scoperta. Noi abbiamo le dimostrazioni di risultati già conosciuti ed è da 2200 anni che gli studiosi vorrebbero capire come ha fatto Archimede ad arrivarci, perché in molti casi i risultati non possono essere stati assolutamente intuiti, neanche dal più grande e geniale scienziato di tutti tempi. Questo tratto dell’opera archimedea è stato definito il Mistero di Archimede ed assilla studiosi e scienziati, anche perché capendo come ha fatto, lo si potrebbe imitare, invece gli scritti di Archimede sono concepiti in maniera tale che non ci si riesce.

La prossima volta ci occuperemo del Mistero di Archimede. Ciao a tutti.

letteratura
25 marzo 2012
Malus I. Lo scoccare delle ore. 19.
Malus la osservava con un irritante sorriso di puro compiacimento stampato in faccia, teneva le mani giunte e prese a girare i pollici, come a sottolineare il tempo che lei stava impiegando per trovare una risposta, quando infine esordì con « Questi sono ideali universali… ». La interruppe prontamente.

«Per la specie umana alla quale io, grazie al cielo, non appartengo. Ogni specie ha le sue filosofie, le Fate, gli Elfi e persino i Troll, un tantino originali quest’ultime, e comunque sia nessuna può avanzare pretese d’universalità sulle altre. E poi non c’è cosa che m’interessi meno della grandezza dell’uomo, che, temo per voi, non esista nemmeno, inoltre nelle mie vene scorre sangue divino» Altro sorrisetto strafottente, poi aggiunse «Vorrei inoltre ricordarvi quanto appena detto e cioè che, se non foste una donna per avermi dato del maiale, avrei lavato l’offesa col sangue. D’ora innanzi per il vostro bene vi consiglio di porre maggiore attenzione nella scelta delle troppe parole che usate, potrei anche decidere di passare i prossimi giorni a torturavi, e non mi mancano di certo i motivi per dare ampio sfogo alla crudeltà. Mi dovreste inoltre spiegare di grazia, a che cosa vi serve la vostra presunta raffinatezza di pensiero e nobiltà d’animo se mo¬rirete? Non v’è nobiltà d’animo nelle scarne ossa di uno scheletro, nella polvere in cui si sgretola non c’è niente, se non l’oblio. Il vostro ineluttabile destino».

Ma ormai Desirée si era fatta prendere dall’enfasi e proseguì col suo filosofo preferito.

«E se pure l’intero universo si dovesse unire per distruggermi, io sarò sempre superiore a lui, perché io, in quanto persona, a differenza di tutti gli altri esseri viventi, sono cosciente di morire.» Paschal doveva pure servire a qualcosa.

Il Principe della Notte ascoltava sinceramente annoiato, reprimendo uno sbadiglio, commentò.

«Questa non è farina del vostro sacco, ripetere semplicemente quello che avete sentito dire nel vostro mondo senza neanche averlo capito. Voi attribuite tropo valore a fenomeni della natura come la morte e vi fate trascinare da suggestioni mentali e miti di gloria ben superabili…». Desirée non si dava per vinta facilmente, perciò dato che aveva preso la strada della filosofia, pensò di contrattaccare con la pietra miliare del pensiero Occidentale: Cartesio.

«Penso, quindi sono». Malus però la guardò con sufficienza e sopportazione, dicendo.

«Ma… perché, questo voi lo chiamate pensare? ».

           
SCIENZA
15 marzo 2012
Galileo e l'infinito: la maestria di Archimede

Gentili Lettori, riprendiamo col raccontarvi di come due giganti della scienza affrontarono uno degli argomenti più difficili della scienza stessa: l’infinito.

Le volte passate abbiamo visto come Galileo nello studio dell’infinito, pur avendo raggiunto risultati epocali, non si sia spinto oltre un certo punto, pare volesse scrivere un libro sull’infinito, ma non lo fece.

Galileo aveva superato il millenario ostacolo dell’infinito in atto, ideato da Aristotele, era riuscito a dimostrare che l’infinito più essere uguale ad una sua parte, risultati straordinari per i suoi tempi.

Ma… vediamo cosa aveva fatto nel III sec. a.C. Archimede. Per correttezza dobbiamo ammettere che noi oggi ne sappiamo di più, non perché oggi siamo più furbi di Galileo e capiamo di più, la mente umana è sempre la stessa, ma perché 1899 è stato ritrovato uno scritto archimedeo che si credeva perduto, come molti altri scritti dell’antichità ne conoscevamo l’esistenza (sapevano solo titolo), ma non avevamo l’opera. Si tratta del Metodo meccanico ad Eratostene. Quest’ultimo è colui che per primo calcolò l’asse terrestre, amico di Archimede.

In passato alcuni tra il più acuti matematici avevano intuito l’esistenza di procedimenti infinitesimali all’interno della matematica archimedea, perché traspaiono a tratti nelle altre opere superstiti, ma nessuno aveva potuto immaginare ciò che conteneva il Metodo meccanico.

Il codice contenente il Metodo di Archimede andò di nuovo perduto, come in un thriller, se ne persero le tracce. Nel 1998 il Palinsesto contenente il Metodo Meccanico di Archimede riappare improvvisamente, veduto all’asta da Christie’s e viene acquistato da un anonimo che permette nuovi studi sul testo con strumentazione d’avanguardia. Per inciso gli stranieri si stupiscono che lo Stato Italiano non si sia nemmeno presentato all’asta per uno dei massimi capolavori della scienza mondiale, il ché dice molto sui nostri governanti, non penso sia costato molto di più dei nostri cantanti o giornalisti televisivi strapagati.

Torniamo al palinsesto, era già stato pubblicato da Heiberg nel 1906, il quale però aveva eccessivamente integrato il testo superstite, in altre parole aveva molto professionalmente riscritto interi passaggi, il nostro autore, che è di natura molto distratta e non aveva fatto caso alle tante virgolette, se ne è accorto perché leggendo un teorema, gli è sembrato di averlo già letto, allora s’è degnato di guardare un po’ meglio e ha visto che di originale c’era una parola all’inizio della pagina e una in fondo, tutto il resto era stato aggiunto ripetendo parti di altri teoremi, cosa che Archimede non fa, non si ripete, quando usa gli stessi procedimenti già applicati, o lo dice espressamente o diventa estremamente conciso nella spiegazione. Il nostro autore ha avuto bisogno di un po’ per calmarsi.

È stata proprio una più accurata indagine sui resti di uno dei teoremi mal conservati a presentare la sorpresa: l’incredibile era contenuto nella proposizione 14, che vedremo la prossima volta

Ciao a Tutti

 

POLITICA
15 marzo 2012
Citazioni Martin Luther King
           

La vigliaccheria chiede: è sicuro?

L’opportunità chiede: è conveniente?

La vana gloria chiede: è popolare?

Ma la coscienza chiede: è giusto?

Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione

 che non è né sicura, né conveniente, né popolare;

 ma bisogna prenderla,

perché è giusta.

Martin Luther King


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Martin Luther King

permalink | inviato da mostriciattoli il 15/3/2012 alle 20:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
14 marzo 2012
Malus I. Lo scoccare delle ore, 18
In fondo alla sala, velato dalla luce azzurra, quasi nascosto dalla lontananza, si ergeva un maestoso trono del colore della Luna con sottili decorazioni d’argento, vi conduceva un soffice tappeto blu scuro, che at¬tutiva i pochi rumori prodotti dai suoi passi, lasciando solo il fruscio delle sete a colmare il silenzio incantato della sala.

Giunta dinanzi al trono, Desirée non seppe resistere alla tentazione di sedersi, così da assaporare per alcuni istanti la sensazione d’essere la Regina della Notte e vedere popola¬re l’immensa sala da strani perso¬naggi scaturiti dalla sua fantasia che le rendevano omaggio.

«Scendete immediatamente!» il Principe della Notte la fece sobbalzare apparendo accanto a lei, ponendo bruscamente fine alle sue fantasticherie.

«Che carattere! Non faccio niente di male».

«Se non mi serviste viva, vi avrei uccisa all’istante. Avete profanato il trono della Notte. Un’onta che va lavata col sangue! », sembrava furioso, pertanto borbottando e con ostentata lentezza Desirée gli cedette il posto, protestando.

«Il fatto che tu sia fisicamente più forte di me e ne approfitti, non significa per niente che tu sia anche migliore, soprattutto perché questo non è dipeso dalla tua volontà o capacità», l’osservazione non calmò l’ira di Malus più di tanto, gli suggerì, però di fare il gioco del gatto col topo tanto per passare un po’ di tempo a tormentare la sua ospite.

«Questo significa andare a cercare il pelo nell’uovo. Siete stata ir¬rimediabilmente sconfitta, anzi non avete nemmeno combattuto, l’unica cosa che sapete fare è qualche stupido sorrisetto. Oltre l’evidenza dei fatti, state negando addirittura la legge del più forte». De¬sirée, che non si riteneva per niente sconfitta, controbatté con enfasi.

«Ah si? Perché secondo te, se un maiale ammazza un uomo, significa che è migliore? No bello, il maiale resta un animale. Non hai ancora capito, che è la mia dignità umana che io sto cercando di mantenere. L’uomo supera infinitamente l’uomo. » Bella frase d’uscita, pensò orgogliosa di sé per essere riuscita a ricordarsi per sommi capi quanto detto da Paschal, la cui grandezza di pensiero avrebbe dovuto mettere in crisi anche un sapientone come Malus, ma questi sorvolando sul fatto di essere stato chiamato “bello”, non sapendo se nel caso particolare costituisse un complimento o una mancanza di rispetto, si limitò a sottolineare.

«Io non sono umano».

«Ah no? » ripeté Desirée presa alla sprovvista.

«No».

«Merda! »si lasciò sfuggire pestando il piede a terra nervosa

           



permalink | inviato da mostriciattoli il 14/3/2012 alle 21:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SCIENZA
1 marzo 2012
Galileo / Archimede, perchè l'infinto

Abbiamo pensato che prima di proseguire con l’infinito archimedeo dove le cose si complicano, sia meglio spiegare il perché di tanta tensione intorno a quest’idea ed il motivo della sua importanza, o almeno ci vorremmo provare.

Pur essendo un concetto che si potrebbe sembrare astratto, l’infinito è molto importante da un punto di vista pratico: ci serve nella vita quotidiana.

L’infinito ha due direzioni nelle quali creare problemi agli studiosi: verso il macro, il grande, si arriva quindi alla questione dell’universo infinito, e verso il piccolo, che in matematica significa la divisibilità della retta (una grandezza, per usare la terminologia della matematica classica, dove una grandezza può essere qualsiasi elemento geometrico, in Archimede anche il tempo).

Come detto, non si tratta di vezzi accademici, o della curiosità di alcuni matematici dell’antichità, che non avendo niente di meglio da fare, si chiesero come dividere un segmento. La questione è ben più complessa, nacque con i pitagorici e si impose come grave necessità nel momento in cui si giunse alla razionalizzazione della geometria per cui alcuni matematici e filosofi come Parmenide, Zenone e Democrito cominciarono ad intendere le figure geometriche come composte da una quantità infinità di elementi, quindi non solo avevano bisogno dell’infinito per potere lavorare, ma di una matematica dell’infinito che permettesse di gestire i rapporti tra  figure geometriche, per questo motivo Eudosso e Archimede, che furono tra il risolutori del problema, vengono definiti i padri del calcolo infinitesimale.

Il difficile problema dell’infinita divisibilità della retta, noto anche come il Continuo, impegnò alcune delle più eccellenti menti matematiche della storia, trovò una soluzione definitiva, a tutt’oggi valida, nella cosiddetta teoria delle proporzioni, nota anche come assioma di Archimede, che nella sua versione eudossiana costituisce la base della moderna definizione di numero.

Facciamo una breve e molto sommaria escursione nella teoria delle proporzioni, così capiremo anche perché a Galileo interessava l’infinito.

La teoria delle proporzioni non raggiunge una conclusione unitaria, ma sfaccettata. Il nucleo originale, di cui l’assioma di Archimede  costituisce un ulteriore raffinamento, in base alla testimonianza dello stesso Archimede sembra doversi attribuire ad Eudosso di Cnido, allievo del pitagorico Archita di Taranto, ed afferma:

Date due grandezze disuguali non nulle, la minore sommata a se stessa un numero sufficiente di volte, finirà col superare la maggiore”,

Di maggiore successo fu la versione di Euclide più generale e quindi di facile applicazione, conservata in Elementi V.5, un capolavoro sia filosofico che logico/scientifico del pensiero Occidentale.

La teoria delle proporzioni nelle sue diverse sfaccettature e spesso usata nei teoremi archimedei ed è anche  alla base delle leggi sul moto uniforme, elaborate da Archimede nello studio sulle spirali, dove la stessa spirale è una curva che ruota sul proprio asse secondo un determinata proporzione estendendosi all’infinito. La prima proposizione delle Spirali afferma:

Se un punto si sposta con velocità uniforme su una linea e su questa linea si prendono due segmenti, i segmenti presi hanno tra loro lo stesso rapporto che i tempi impiegati dal punto per precorrerli”.

 Impossibile concepire o elaborare il moto senza una teoria che regoli il rapporto tra due o più grandezze (rette) e la loro divisibilità. Fu quindi la maturità raggiunta dalla matematica del suo tempo che permise ad Archimede di concepire uno studio così complesso come quello sulle spirali.

Similmente anche Galileo, si interessò alla teoria delle proporzioni per elaborare le leggi sul moto, solo che qui subentra, come ha notato Frajese, una piccola variante tra maestro e allievo, sembra infatti che Archimede, nel caso specifico delle leggi sul moto, abbia fatto ricorso non al suo assioma, bensì alla più antica versione eudossiana, mentre Galileo usa quella euclidea. Lo sforzo scientifico maggiore in questo caso fu però di Galileo, che essendo ancora legato a una concezione platonica della matematica, aveva difficoltà a comprendere a fondo la teoria delle proporzioni, ciò nonostante riuscì a sviluppare le leggi sul moto.

Con questo speriamo di essere riusciti a dare uno stralcio del perché lo studio sull’infinito è stato così importante nella storia dell’uomo, e del perché se noi oggi riusciamo a calcolare il movimento, il ché significa fare muovere gli oggetti e noi stessi, lo dobbiamo agli scienziati che più di 2500 anni fa, hanno gettato le basi della nostra scienza, e lo hanno fatto così bene che regge tutt’ora in modo mirabile; se non si arrivò prima ad ottenere i risultati che abbiamo oggi, è perché purtroppo ben presto comparvero filosofie come lo scetticismo che tolsero credibilità al procedimento scientifico, guerre e sete di potere fecero il resto. Il sapere umano nonostante tutto è un fiore estremamente delicato e labile, ancora oggi, nonostante internet.

letteratura
19 febbraio 2012
Citazioni
           

Volevamo proporre una bella frase, che per
contenuto potrebbe essere del nostro velenoso narratore, il giullare matto, che
ce l'ha sempre col suo sangue sulle sulle sue mani...

La citazione non è del nostro autore, ma ha una sintesi violenta,



Preferirei avere del sangue sulle mani,

piuttosto che dell'acqua come Ponzio
Pilato.

Graham Green


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Letteratura citazione Ponzio Pilato

permalink | inviato da mostriciattoli il 19/2/2012 alle 16:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
SCIENZA
12 febbraio 2012
Galileo e l'infinito
           


Galileo si occupò approfonditamente dell’infinitamente piccolo, utile per lo sviluppo della dinamica, nell’opera “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze” pubblicata nel 1638, pochi anni prima della morte. Meno nota del “Discorso sopra i due massimi sistemi del mondo”, ma non meno importante, segnò nell’ambito dell’infinito un punto di svolta rispetto alla tradizionale filosofia aristotelica. Dove, ad essere precisi, Aristotele stesso aveva ammesso che l’infinito crea problemi (paradossi) sia negandolo che affermandolo, bisogna inoltre tenere presente che, data la problematicità posta dalla datazione degli scritti aristotelici, è difficile riuscire a stabilire chiaramente quale fosse la posizione aristotelica, tanto più che le sue definizioni di infinito potenziale ed il atto non sono del tutto chiare e prive contradizioni intrinseche, che portarono il filosofo a fare delle affermazioni decisamente imbarazzanti per la grande mente quale era.

Potremo dire che Galileo fu il primo scienziato a toccare l'infinito in atto. Convinto atomista sia per quanto concerne la fisica che la matematica, assunse il continuo come assodato, identificandolo con la retta geometrica, definendo quest'ultima come composta da infiniti “primi”, elementi privi di estensione, infatti, per essere divisibile il continuo deve essere composto da parti infinite, che non possono essere “quante” quindi di grandezza finita, perché in tal caso non si avrebbe un’estensione infinita, ma indivisibili. Annulla quindi implicitamente il concetto di infinito potenziale, lasciando solo quello in atto. A questo proposito egli stesso commenta “che questo sia in atto o in potenza fate come più vi piace”. Dietro questa apparente indifferenza galileiana alla categoria d’appartenenza dell’infinito, si cela il definitivo superamento dell’idea di "infinito in atto" come formulata da Aristotele, che nel nuovo intendimento scientifico non aveva più ragion d’essere e che a ben guardare non l'aveva avuta nemmeno presso i matematici dell'antichità, fatta eccezione per Euclide e forse Eudosso.

Nell’ambito dello studio sugli “infiniti” Galileo compie un passo ancora più importante, introducendo un nuovo modello d’infinito, ottenuto elaborando il rapporto “uno a uno”, la cosiddetta corrispondenza biunivoca tra i numeri ed i loro quadrati, così facendo dimostrò, che ci sono tanti numeri quanti quadrati, mettendo in relazione due insiemi infiniti, o meglio l’insieme dei numeri interi con il suo sottoinsieme composto da quadrati,

1 ? 1

2 ? 4

3 ? 9

… …

n ? n2

… …

Scoprendo in tal modo una proprietà importante dell’infinito, e cioè che un insieme infinito può essere uguale ad un suo sottoinsieme che ne comprende solo una parte e non la totalità; ciò era in aperto contrasto con quanto postulato da Euclide, in base alla semplice evidenza logica che una parte è minore del tutto. Galileo tuttavia non si spinse fino ad affermare che i due insiemi fossero uguali, ma si limitò a fare dire a Salviati: “Gli attributi di eguale maggiore e minore non hanno luogo ne gl’infiniti, ma solo nelle quantità determinate”. Capì, ma non ebbe il coraggio di fare il passo decisivo, preferì essere prudente nell’esplorazione dell’infinito ed non inoltrarsi oltre nell’argomento, abbandonando la ricerca ad uno stadio precedente quello raggiunto dal suo maestro Archimede.

Le perplessità galileiane sul paradosso messo in luce, furono risolte poco tempo dopo da Cartesio, il quale comprese che il paradosso costituiva una caratteristica pensabile per ogni insieme infinito. Gli insiemi infiniti non potevano che trascendere ed essere al di fuori degli schemi e regole del finito e degli insiemi finiti, capovolgendo così l’intero approccio tradizionale all’infinito, prefigurando la matematica moderna, che giungerà a definire il finito in base all’infinito.

La prossima volta vedremo come Archimede si diverte a fare vere e proprie capriole con l’infinito, e quanto grande ed incolmabile fosse ancora la distanza tra maestro e allievo.

letteratura
4 febbraio 2012
Malus I. Lo scoccare delle ore 17,
           

I piccoli mostri dovettero usare tutta la forza per riuscire a smuovere un battente quanto bastava per permet­tere a Desirée di passare, mentre loro stessi, non avendo il permesso d’entrare, dovettero restare fuori.

« Ma perché cavolo uno dovrebbe battersi da solo contro cento Orchi? » esclamò 32 mentre lei stava varcando la soglia, l’umore di Desirée peggiorò, in fondo era la situazione in cui si trovava lei stessa.

« Perché sono cose che possono succedere nella vita » e prima che potessero obiettare o fare qualche stupido commento volle chiudere la porta dicendogli.

« Crescete! » ma urla di puro terrore la trattennero, si affacciò, stavano saltando disperatamente in tutte le direzioni possibili. 27 immobilizzato dalla paura accanto alla porta ripeteva tremante « Inferno, inferno ».

« Ma non vi avevo detto di stare attenti? Ci avete messo lo stesso i piedi? »

« Noooo, caduta saliva » balbettò 42.

« E pulitelo no? Così smette » disse Desirée chiudendo velocemente la porta prima che qualcuno le chiedesse come si pulisce l’inferno, dicendo tra sé « Ma si può sbavare sull’inferno? Solo a loro può succedere una cosa simile », si voltò verso l’interno e restò senza fiato.

L’ultima sala era diversa dalle altre e da quanto Desirée aveva visto fino allora: al suo interno erano state bandite le tenebre e risplendeva una luce blua­stra, persino i vetri delle imponenti fine­stre a traforo erano stati realizzati in caldi toni blu. Non il grigio e il ne­ro, ma il blu regnava in questa sala, che quale unica conservava il vero colore dei Signori della Notte.

Quella che si presentava a Desirée era l’altra faccia della notte, calda, armoniosa, silente, piena di passione, di sogni e di segreti sus­surrati all’ombra azzurrognola delle stelle. Era la notte che raccoglie sotto le miriadi delle sue piccole luci l’intera umanità, unendola per incanto. Qui prendeva corpo la magia che porta gli uomini ad amare la notte e preferirla al giorno.

Desirée rimase senza respiro ad ammirare la magnificenza surreale di quella sala, costruita con materiale che sembrava incorporeo, non aveva alcuna decorazione, la sua bellezza scatu­riva unicamente dall’equilibrio perfetto tra proporzioni e forme, era come trovarsi nel cuore della notte. Rivolto lo sguardo verso l’alto, le parve di vedere brillare sotto le altissime volte le stelle del firma­mento, percepì il profumo dei fiori più rari, quelli che si schiudono solo alla luce delle stelle, riservando la propria bellezza unicamente agl’amanti.

SCIENZA
28 gennaio 2012
Bellarmino vs Galileo e il metodo archimedeo

Alle volte ci piace occuparci di cose serie e allora andiamo a frugare negli appunti del nostro autore dove si trovano molte cose interessanti, che vi riproponiamo per sommi termini, semplificando per adattarli allo stile blog, ma riprenderemo subito con il racconto delle nostre epiche imprese.

La recente dimostrazione che velocità dei neutrini che supera quella della luce, sembra volere bisbigliare all’orecchio, che c’è un più veloce del veloce, proprio come secoli addietro Anassagora (morto 428 a.C.) aveva affermato, che c’è sempre un più piccolo del più piccolo.

In effetti del piccolo non vi è il minimo, ma vi è sempre un più piccolo,( essendo impossibile che ciò che è non sia) ma del più grande c’è sempre un più grande: e per quantità è uguale al piccolo e in rapporto a se stessa ogni [cosa] è grande e piccola”(DK 59 B3 ).

Alcuni studiosi hanno cercato di ricondurre a lui Elementi X,1, che sembra esserne la dimostrazione matematica, sicuramente non euclidea, probabilmente però riconducibile a Teeteto o ad Eudosso.

Date due grandezze disuguali, se dalla maggiore si sottrae una grandezza maggiore della sua metà e da ciò che rimane una grandezza maggiore della sua metà e se questo procedimento viene ripetuto continuamente, allora alla fine rimarrà una grandezza che sarà minore della minore delle grandezze date”.

La proposizione Elementi X,1 contiene probabilmente la prima dimostrazione matematica dell’infinita divisibilità della retta, che costituisce uno dei punti di partenza per la futura teoria delle proporzioni.

Èl’inizio della grande avventura matematica dell’infinito, il momento in cui l’uomo guardandosi attorno vede i cieli estendersi all’infinito, la materia divisibile fino all’inverosimile, e la Ragione suggerisce all’uomo che la vista e il tatto possono essere ingannevoli, non sono sufficienti, l’unica via alla conoscenza è la Ragione.

Così sulle sponde del Mediterraneo ha inizio la più straordinaria impresa dell’umanità, che ci ha portato dove siamo oggi: alla scoperta della velocità dei neutrini. È la ricerca del migliore metodo scientifico che potesse guidare la mente umana sulla via della conoscenza, siamo alla fondazione della scienza.

Quanto possa essere decisivo il metodo scientifico, si può vedere in uno degli scontri più affascinanti e determinanti dell’Occidente: Bellarmino vs Galilei. A prescindere dall’eliocentrismo, si trattò di una disputa sul metodo scientifico. Le argomentazioni di Bellarmino erano ben costruite, tant’è che il metodo strumentale propugnato dal cardinale è ancora oggi tra i più diffusi in ambito scientifico. Più complesso quello galileiano, però Galileo non era solo, con lui tornava uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi: Archimede di Siracusa, infatti Galileo non fece altro che applicare, sia pure in forma un po’ più grossolana e generica, il metodo archimedeo, di fronte al quale il povero Bellarmino non aveva nessuna possibilità, la dimostrazione vincente era quella di Galileo, inconfutabile. Era il ritorno della grande Scienza in Occidente.

Secoli addietro era, forse, accaduto quasi il contrario. Era il tempo in cui alla corte pontificia di Viterbo erano presenti alcuni tra i massimi matematici dell’epoca tra cui: Giovanni Peckham, Witello, Giovanni Campano. Sono anche gli anni in cui S.Tommaso d’Aquino chiede insistentemente, ma senza successo, al suo traduttore Guglielmo di Moerbecke la traduzione di altri testi aristotelici, ma questi è impegnato a tradurre qualcos’altro giunto da poco a Viterbo: il codice contenente le opere di Archimede.

Gli studi archimedei che trasudano infinito da tutti i pori, furono probabilmente utili per comprendere l’infondatezza e insostenibilità del pensiero aristotelico averroista, condannato con bolla pontificia di Giovanni XXI (1270 e 1277, in realtà le bolle furono due). Per tutelare l’onnipotenza di Dio, si dovette salvare l’infinito matematico dalle pericolose ingerenze aristoteliche che tendevano a negarne la possibilità. A tutt’oggi la bolla del 1277 viene vista da alcuni studiosi come l’atto di nascita della scienza moderna. Dopo secoli l’infinito era finalmente libero di esistere e di essere studiato, diventando quasi sinonimo di Dio; tant’è che non solo la matematica ricevette un fortissimo impulso, ma nel periodo successivo ad opera di Duns Scoto e Riccardo da Cremona furono redatti alcuni dei più interessanti studi matematici sull’infinito del Medioevo, ai quali si ricollegò anche Galileo, fermandosi però, quasi spaventato alla scoperta della corrispondenza biunivoca tra infiniti.

 

Ma come l’allievo Galileo non abbia osato guardare dove il maestro Archimede aveva agito con tanta spregiudicatezza, lo vedremo un’altra volta.

sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 14789 volte

Noi siamo i personaggi del romanzo Malus di N.L.M.Latteri edito da ilFilo nel 2007,del quale presentiamo qui la seconda edizione molto rivista e corretta; con l'aggiunta dei nostri commenti su tutto ciò che ci viene in mente. Ovviamente il romanzo è coperto da copyright su testo e immagini.

*

 Pur essendo un romanzo ironico e giocoso Malus è uno specchio usato per mettere in luce i gravi pericoli che minacciano il nostro mondo e la nostra società, è al tempo stesso un deciso e mordace attacco ai poteri forti, alle loro maschere ed ai metodi nascosti usati per ridurre il mondo, ed in particolare i giovani, al silenzio e non fare capire cosa stia realmente accadendo e per quali vie si stia realizzando.
Clicka sul lupo e ci troverai x_95e65b2 ci trovate anche su: Il nostro Blog principale http://mostriciattoli2.blogspot.com http://mostriciattoli.blogspot.com http://mostriciattolion-line.myblog.it (il più aggiornato per quanto riguarda la parte iniziale del romanzo) Facebook: Mostriciattoli Di Malus



IL CANNOCCHIALE