Abbiamo pensato che prima di proseguire con l’infinito
archimedeo dove le cose si complicano, sia meglio spiegare il perché di tanta
tensione intorno a quest’idea ed il motivo della sua importanza, o almeno ci vorremmo
provare.
Pur essendo un concetto che si potrebbe sembrare astratto,
l’infinito è molto importante da un punto di vista pratico: ci serve nella vita
quotidiana.
L’infinito ha due direzioni nelle quali creare problemi agli
studiosi: verso il macro, il grande, si arriva quindi alla questione
dell’universo infinito, e verso il piccolo, che in matematica significa la
divisibilità della retta (una grandezza, per usare la terminologia della matematica
classica, dove una grandezza può essere qualsiasi elemento geometrico, in
Archimede anche il tempo).
Come detto, non si tratta di vezzi accademici, o della
curiosità di alcuni matematici dell’antichità, che non avendo niente di meglio
da fare, si chiesero come dividere un segmento. La questione è ben più
complessa, nacque con i pitagorici e si impose come grave necessità nel momento
in cui si giunse alla razionalizzazione della geometria per cui alcuni
matematici e filosofi come Parmenide, Zenone e Democrito cominciarono ad
intendere le figure geometriche come composte da una quantità infinità di
elementi, quindi non solo avevano bisogno dell’infinito per potere lavorare, ma
di una matematica dell’infinito che permettesse di gestire i rapporti tra figure geometriche, per questo motivo Eudosso
e Archimede, che furono tra il risolutori del problema, vengono definiti i
padri del calcolo infinitesimale.
Il difficile problema dell’infinita divisibilità della
retta, noto anche come il Continuo, impegnò
alcune delle più eccellenti menti matematiche della storia, trovò una soluzione
definitiva, a tutt’oggi valida, nella cosiddetta teoria delle proporzioni, nota anche come assioma di Archimede, che nella sua versione eudossiana costituisce
la base della moderna definizione di numero.
Facciamo una breve e molto sommaria escursione nella teoria delle proporzioni, così capiremo
anche perché a Galileo interessava l’infinito.
La teoria delle
proporzioni non raggiunge una conclusione unitaria, ma sfaccettata. Il
nucleo originale, di cui l’assioma di
Archimede costituisce un ulteriore
raffinamento, in base alla testimonianza dello stesso Archimede sembra doversi
attribuire ad Eudosso di Cnido, allievo del pitagorico Archita di Taranto, ed
afferma:
“Date due grandezze disuguali non nulle, la minore
sommata a se stessa un numero sufficiente di volte, finirà col superare la
maggiore”,
Di maggiore successo fu la versione di Euclide più generale
e quindi di facile applicazione, conservata in Elementi V.5, un capolavoro sia filosofico che logico/scientifico
del pensiero Occidentale.
La teoria delle
proporzioni nelle sue diverse sfaccettature e spesso usata nei teoremi
archimedei ed è anche alla base delle
leggi sul moto uniforme, elaborate da Archimede nello studio sulle spirali,
dove la stessa spirale è una curva che ruota sul proprio asse secondo un
determinata proporzione estendendosi all’infinito. La prima proposizione delle Spirali afferma:
“Se un punto si sposta con velocità uniforme su una linea
e su questa linea si prendono due segmenti, i segmenti presi hanno tra loro lo
stesso rapporto che i tempi impiegati dal punto per precorrerli”.
Impossibile concepire
o elaborare il moto senza una teoria che regoli il rapporto tra due o più
grandezze (rette) e la loro divisibilità. Fu quindi la maturità raggiunta dalla
matematica del suo tempo che permise ad Archimede di concepire uno studio così
complesso come quello sulle spirali.
Similmente anche Galileo, si interessò alla teoria delle proporzioni per elaborare
le leggi sul moto, solo che qui subentra, come ha notato Frajese, una piccola
variante tra maestro e allievo, sembra infatti che Archimede, nel caso
specifico delle leggi sul moto, abbia fatto ricorso non al suo assioma, bensì
alla più antica versione eudossiana, mentre Galileo usa quella euclidea. Lo sforzo
scientifico maggiore in questo caso fu però di Galileo, che essendo ancora
legato a una concezione platonica della matematica, aveva difficoltà a
comprendere a fondo la teoria delle
proporzioni, ciò nonostante riuscì a sviluppare le leggi sul moto.
Con questo speriamo di essere riusciti a dare uno stralcio
del perché lo studio sull’infinito è stato così importante nella storia
dell’uomo, e del perché se noi oggi riusciamo a calcolare il movimento, il ché
significa fare muovere gli oggetti e noi stessi, lo dobbiamo agli scienziati
che più di 2500 anni fa, hanno gettato le basi della nostra scienza, e lo hanno
fatto così bene che regge tutt’ora in modo mirabile; se non si arrivò prima ad
ottenere i risultati che abbiamo oggi, è perché purtroppo ben presto comparvero
filosofie come lo scetticismo che
tolsero credibilità al procedimento scientifico, guerre e sete di potere fecero
il resto. Il sapere umano nonostante tutto è un fiore estremamente delicato e
labile, ancora oggi, nonostante internet.